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Tarallini al vino (Carmine Mazza da Pescara)

….quando ancora uscivo per la pesca, la mia compagna Cristina, mi preparava sempre i taralli al vino perché, diceva, sono ottimi come “ferma-stomaco”, come merenda, o come conforto da inzuppare nel vino per il dopo cena. Naturalmente dividevo i taralli con gli altri tre pescatori che lavoravano con me e, purtroppo, duravano soltanto il primo giorno che eravamo in mare, tant’erano buoni. Vi invio la ricetta scritta a mano dalla mia Cristina, sperando di fare cosa gradita ai lettori…

tarallini al vino carmine mazza da pescaraTarallini al vino

1kg di farina, 300 gr di vino bianco, 300 gr di olio di semi, 300 gr di zucchero, 2 bustine di lievito, semi di anice, un po’ di Sambuca (se piace)

Impastare tutti gli ingredienti sulla spianatoia. Formare dei tarallini e tuffare in un piatto con zucchero. Infornare

La descrizione della lavorazione di questi tarallini è, come si nota, telegrafica, più un promemoria che una vera e propria spiegazione; ma chi è abituato a mescolare ingredienti in cucina, sa cavarsela perché sa interpretare anche una descrizione ridotta all’osso.

tarallini al vino carmine mazza da pescara exCarmine Mazza da Pescara (nella sua lunga lettera si descrive come pescatore che ha dovuto lasciare l’attività per motivi di salute) ci ha inviato questa ricetta dei tarallini al vino, detti anche taralli o biscotti al vino. In genere, in molte regioni, si preparavano al tempo della vendemmia, perché si utilizzava il mosto. Non solo dolce: il tarallo, specie nelle regioni meridionali e in particolare in Puglia e Campania, è anche salato. A Napoli, per esempio, i taralli sono preparati nella seguente maniera, secondo la versione di Marinella Penta De Peppo

Taralli all’olio

Per 20 taralli: farina g 180; olio d’oliva cl 4; zucchero g 50; cremore di tartaro g 4; bicarbonato di sodio g 2; sale g 4.

Tempo di cottura: 20 minuti nel forno a 180°C.

Disporre la farina a fontana e mettervi al centro 6 centilitri di acqua, l’olio, lo zucchero e il sale; fare un impasto duro, lavorando un po’ “di polso” e aggiungendo durante la lavorazione il cremore e il bicarbonato precedentemente mescolati tra loro. Suddividere l’impasto in 20 pezzetti e da ciascuno di essi ricavare dei lunghi e sottili salamini, rotolandoli sotto le dita sul tavolo infarinato affinché diventino lisci e compatti. Non devono essere più spessi di 1 centimetro e, chiusi a ciambella, devono avere un diametro di circa 8 centimetri. Ungerne la superficie con poco olio e disporli sulla leccarda del forno, unta di olio e cosparsa di farina. Infornare alla temperatura indicata. Controllare che la parte a contatto con la leccarda non bruci e spegnere il forno quando comincia a brunirsi.

Sia la versione con il vino di Carmine Mazza (e di Cristina), sia la versione napoletana, sono la testimonianza di una parte del carattere dell’italiano e in particolare, stando al detto, del romano. Di quella figura cioè, che davanti ad una squisitezza manda in soffitta buoni propositi e contestazioni; ovvero, tradotto in romanesco, “manda tutto a tarallucci e vino”.