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Chiose alla diva in cucina.

Con tutti i suoi anni segnati sul viso, Sophia Loren è tornata a recitare sullo schermo, in un film girato dal figlio. Oggi che il suo ruolo nella finzione prevede la saggezza e l’affettuosità di una madre anziana, più che le svagatezze di un sex symbol, sarebbe stato logico presentare il suo libro “In cucina con amore”, edito invece nel 1971 nel pieno della sua opulenta bellezza e quando, presumibilmente, gli impegni lavorativi non le concedevano il tempo necessario a coltivare la passione della cucina. In quel libro, stampato in anni quando le dive poco frequentavano i fornelli e il sistema mediatico non aveva ancora invaso sciaguratamente le cucine, la diva Loren, personificazione della bellezza italica, si fa garante di un’equazione: il buon cibo crea la bellezza. Non per niente a suo tempo la nostra diva dichiarò: “tutto quello che vedete è merito degli spaghetti”.  E non poteva che essere lei la prima donna famosa a pubblicare un libro di cucina, visto che lo divenne proprio grazie all’indimenticabile interpretazione della prosperosa pizzaiola nell’Oro di Napoli di De Sica. Il libro fu scritto con l’aiuto della sua segretaria, mentre era a Ginevra in attesa del primo figlio, ed è offerto come testimonianza di un periodo di ritiro durante il quale la cucina diventa il centro della vita: memoria, divertimento, esperimento, curiosità e chiacchiera. In quei lunghi mesi “con la mia fedele segretaria – scrive la Loren nella premessa – cominciammo a manipolare cibi in cucina. Dapprima quasi come un divertimento, poi come una routine giornaliera. E allora iniziai un periodo di fantastiche esperienze gastronomiche. Io tirai fuori tutti i miei ricordi di infanzia, i ricordi dei miei viaggi, gli insegnamenti di tanti cuochi, e a poco a poco le mie note si accumularono su un quaderno di cucina.” Il risultato fu un compendio della cucina regionale italiana: caponate, pizze, ragù bolognese, passatelli, minestre e minestroni, spaghetti a volontà, tortellini, polenta, cotoletta alla milanese e bolognese, frittate, carciofi, dolci con la ricotta tutti piatti “genuini” perché come sottolinea l’autrice, “la nostra epoca ha due cardini in materia: la ricerca del cibo veramente genuino e l’ossessione delle diete.”

Incuriosisce il fatto che il libro usciva in un momento storico molto particolare. Un anno prima c’era stata la legge sul divorzio, confermata poi con il referendum del 1974; fu riformato il diritto di famiglia, le lotte operaie e studentesche vedevano le donne protagoniste in contesti extra-domestici, il movimento femminista raggiungeva le città di provincia, e si coglievano i segnali della emancipazione dai modelli tradizionali femminili; una vera e propria liberazione che avrebbe cercato di cancellare (non sempre riuscendoci) tante paure e ingiustizie, e pregiudizi radicatissimi, tra i quali anche quello omofobico. Insomma, chissà se pure la Loren pubblicò il libro per un suo personale e paradossale riscatto, accattivandosi le simpatie del pubblico nelle vesti di una diva capace di essere liberamente a suo agio nei panni di una casalinga …

Comunque sia, abbiamo scoperto che il libro venne sicuramente usato e letto e non messo in libreria: e di questo la Loren può andare felice ed orgogliosa. Abbiamo infatti trovato una copia del libro in una bancarella con le pagine piene zeppe di note e arricchite con ricette scritte a mano dalla proprietaria, molto probabilmente e a giudicare dalla scrittura, giovane ed istruita.

Al libro della diva, tocca il destino più ambito da tutti i libri di cucina: quello di essere chiosato come i poemi della classicità!

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