Il latte è un altro.

Non c’è niente da fare: siamo nel tempo in cui il falso è più vero del vero. Se qualcuno non ne è ancora convinto, che faccia la prova del nove, prendendo un caso tra gli innumerevoli: dica alla signora o al signore, che consumare cibi senza glutine non è vero che faccia dimagrire, e di certo si otterrà l’effetto inaspettatamente contrario, ossia che la signora o il signore rimarrà ancor più convinta/o della propria posizione, come dimostrato da recenti studi svolti da varie università sparse nel mondo! Tempi duri quindi per una corretta e veritiera informazione, in tutti i campi in specie quello alimentare. E contrastare il fenomeno dell’autodiagnosi è diventata opera titanica: come si può, infatti, dissolvere il falso che circola sul latte e che ne sta determinando il crollo verticale nei consumi? E non c’è soltanto l’autodiagnosi fatta tramite i siti web: sono arrivate nuove mode, nuove “scuole” di alimentazione come il veganismo, nuove paure come l’insorgere di malattie o le intolleranze (per lo più false), il fuoco incrociato di manie e angoscie culturali che ha decretato la sfortuna del latte. Secondo un’indagine di Nomisma, dal 2007, anno d’inizio della grande crisi, il consumo di latte è diminuito del 9,2 per cento. La conseguenza è che la produzione di latte negli ultimi dieci anni si è ridotta del 25 per cento. Ed è chiaro ormai che la “bianca linea della vita, la liquida via lattea terrestre, anello indispensabile della trasmissione e della continuità dell’esistere”, ovverosia il latte secondo la versione di Camporesi, avrà un futuro soltanto se si arrenderà al “falso”: latte senza sale o senza zucchero, senza lattosio, latte di soia e più in generale latte a base vegetale. Al crollo del consumo corrisponde l’altro crollo, il tramonto delle vecchie credenze e delle leggende legate al latte sia materno che da animali, come quella secondo la quale vecchie megere o streghe dai seni rinsecchiti, si calavano giù per i camini, si trasformavano in serpi che andavano a succhiare i seni delle madri e gli infanti. Eppoi c’era il buffardello, un folletto che nelle campagne dell’Italia centrale, di notte entrava nelle stalle e succhiava tutto il latte delle bestie. E dimenticheremo forse San Mamante? Il culto del santo androgino si diffuse nel Medioevo e gli si attribuiva non solo il potere di allattare, facendo scaturire fonti miracolose da cui scorreva il latte, ma anche quello importantissimo di tutelare il latte animale. Vecchie credenze addio, e vecchi calendari alimentari non più in vigore. L’industria alimentare, nuovi ritmi di vita hanno completamente scombinato tutto ciò che nei secoli avevamo elaborato per il nostro vitto. Ora ci si incontra al supermercato per scambiarsi i pareri su quale cibo pronto tra i surgelati sia il migliore; o quale merendina incellofanata sia la più indicata per una corretta alimentazione; nei giornali si riportano grandi dibattiti sul futuro a tavola apparecchiata con scarafaggi e grilli fritti… e finisce che una fetta di pane e olio (quello buono) è diventata un qualcosa che naviga tra la stramberia e l’elitario.

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