Trauma Roma (1987).

Negli anni 80 del secolo scorso a Londra, per organizzare il tempo libero, si consultava TimeOut; a Parigi, Pariscope; a Roma niente, fino a quando nel mese di ottobre del 1987, La Repubblica non fece uscire in allegato il Trovaroma. Trent’anni esatti quindi da quando Orazio Gavioli, allora caposervizio della redazione spettacoli del giornale, ideò, progettò, curò l’inserto tutto dedicato all’arte, alla musica, alla cucina, al teatro, al cinema nella Città Eterna. Era un vero e proprio magazine che ebbe un immediato successo e che entrò subito nelle abitudini dei romani.

Per la ristorazione soprattutto, il Trovaroma portò a un vero e proprio trauma, per comprendere il quale è necessario dare un brevissimo riassunto di quale fosse la situazione a Roma in quel decennio. A livello nazionale si stava uscendo dalla bruttissima crisi del vino al metanolo; Carlo Caracciolo e Federico U. D’Amato fondarono la “Guida de l’Espresso”, prendendo a modello la Guida Gault Millau francese; fu fondata ArciGola e poi il Gambero Rosso come inserto al Il Manifesto; faceva parlare di sé Edoardo Raspelli per le sue critiche ai ristoranti nelle pagine de La Stampa. Rispetto alla gran mole di iniziative odierne nel campo dell’editoria, televisione, festival, fiere, web, ecc. riguardanti il mondo dell’alimentazione e ristorazione, i sopra citati nomi si riducono ad un minuscolo drappello impegnato in campo nazionale a far conoscere al grande pubblico le nuove frontiere del buon bere e mangiare. A Roma la ristorazione era caratterizzata da un immobilismo quasi totale e la sua immagine era dominata da trattorie o da ristoranti che dalla Dolce Vita non avevano (non hanno) più cambiato i propri menù; pochissimi i ristoranti stellati (a memoria si possono citare il Sans Sousi, George’s, Le Jardin …), rarissimi quelli innovativi. Il servizio era molto “caratteristico” (per i turisti), per via dei camerieri col relativo tovagliolo penzoloni sulla spalla o per lo più nella posizione cosiddetta “ascellare”; il vino nelle trattorie era “bianco o rosso, dottò”, mentre nei ristoranti si recitava un più borghese “preferisce bianco o rosso”. In questo panorama entrò Trovaroma, con la sua rubrica di critica gastronomica, e fu subito una rivoluzione. La rubrica si intitolò Peccati di gola e la novità consisteva, appunto nel criticare o consigliare un ristorante visitato dal critico titolare. Nel corso degli anni Trovaroma ha contribuito non poco alla crescita di qualità della ristorazione, esaltando i migliori locali. Basti dire che è stato il primo e contro i pareri della stampa del settore, ad indicare in Heinz Beck un grande cuoco, e il suo ristorante La Pergola come il migliore di Roma, ristorante che ora è vanto ed esempio per tutto il settore. Ovviamente non sono mancate le critiche o stroncature ad alcuni ristoranti, i quali pensarono bene di presentare delle denuncie con richiesta di risarcimenti, innalzando così il critico del magazine ad avere — assieme ad Edoardo Raspelli — il primato delle denunce da parte di ristoratori (ovviamente si sono celebrati processi tutti chiusi a favore del giornale e del critico). Probabilmente furono proprio i suddetti procedimenti giudiziari a far decidere gli editori di chiudere i cordoni della borsa per via dell’alto costo dei processi, determinando così la pratica attuale delle rubriche gastronomiche, quella cioè di consigliare un locale senza mai un accenno di critica.

Illustrazione: Pier Paolo Pasolini, Mamma Roma, 1962

Un pensiero su “Trauma Roma (1987).

  1. Francesco Tarquini

    Infatti. Spero che il recente cambiamento di impostazione del Trovaroma, ridotto a pallido simulacro di quello che era stato, porti un rinnovamento più consapevole delle indicazioni e un maggior coraggio nella critica. Colgo l’occasione per ricordare Orazio Gavioli e il suo prezioso magistero.

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