Archivio mensile:dicembre 2016

Solidarietà culturale.

261643_1464659102056914092738523001694543215550637n_stdSosteniamo con convinzione le preoccupazioni del presidente Mattarella che non si stanca di sollecitare interventi tempestivi per le popolazioni e i territori colpiti dal terremoto. Uno dei modi più diretti dei cittadini nel sostenere tali popolazioni è, oltre alle donazioni, cercare di far continuare la produzione dei laboratori artigiani o delle piccole aziende. Nel campo dell’agro-alimentare, i produttori stanno reagendo ottimamente e i loro prosciutti, insaccati, paste, dolci tradizionali, cereali, farine integrali, legumi come lenticchie, cicerchie, ceci, formaggi vengono venduti o nei punti vendita delle varie città disastrate, oppure basta andare in un qualsiasi motore di ricerca e cercare “acquisti solidali” per trovare un dettagliato elenco di acquisti on line di aziende operanti nelle zone terremotate.

Si può inoltre essere vicini a queste popolazioni anche condividendo i loro gusti e tenendone viva la straordinaria cultura gastronomica. Ad esempio noi siamo in possesso di diverse ricette di un fornaio oramai da molti decenni scomparso e che lavorava a Camerino, città ora rovinata dal terremoto. Il suo nome era Raniero Olivi, lavorava in uno dei tanti forni della città; forni che, come nel resto del Paese, ad ogni festa confezionavano dolci tradizionali e detti, appunto, “da forno”. Sotto Natale un dolce tipico di un’ampia zona umbro-marchigiana è chiamato “tortiglione” o “torciglione”, una specie di strudel farcito con tanta frutta secca. Ecco quindi la ricetta di Raniero.

261645_10372168102056914230741978087079101280518472n_stdTortiglione

Ingredienti per la pasta: 2 uova; 2 etti di farina; ½ bustina di lievito per dolci.

Per il ripieno: 1 etto di zucchero; 50 gr di burro fuso; buccia di un limone e una d’arancia grattugiate; 2 mele; fichi; mandorle; noci; uvetta; miele; cacao tutto a giudizio.

Impastate uova, lievito e farina come si fa per la sfoglia di pasta fresca e quindi stendetela sottile. In un pentolino cuocete in un po’ di miele fichi e uvetta e del cacao; versate fichi e uvetta in una ciotola dove avete già messo tutti gli altri ingredienti (ovviamente tutti sminuzzati o tagliati a fettine). Mescolate ben bene, dopodiché versate il tutto sulla sfoglia di pasta che con attenzione arrotolerete a salsicciotto. Sistemate questo in una teglia da forno, bagnate la superficie con del burro fuso e sopra spolverate dello zucchero. In forno a 180° e quando avrà preso un bel colore dorato, è pronto.

 

Le foto di un Natale di qualche anno fa a Camerino sono di Cristiana Pancalletti (fonte: viverecamerino.it)

Produci! Consuma! Scalda!

lasagneboloL’Italia sta rapidissimamente cambiando volto, non solo per via dei devastanti cambiamenti climatici, ma anche per effetto delle scelte consumistiche della sua popolazione e, in particolare, delle giovani generazioni, i cosiddetti millennials, appellativo trendy ancorché di sapore medievalistico. Stando alle ultime vicende politiche, ai sondaggi e alle ricerche, la generazione millennials sta disegnando un paese nuovo e anche un po’ strambo: da una parte, con il referendum sulla riforma costituzionale, vogliono che tutto rimanga così com’è; dall’altra (e ci stiamo avventurando nel campo dell’alimentazione) sta sovvertendo una secolare consuetudine culinaria. Infatti, grazie in particolar modo ai giovanissimi, secondo un’indagine condotta dalla Nielsen, gli italiani stanno spendendo sempre meno tempo in cucina a favore dei “cibi pronti”. Se ci limitassimo qui nel dare la notizia, qualcuno potrebbe commentare che non c’è nulla di nuovo, visto che da sempre mamme e nonne fanno trovare ai loro giovani manicaretti, per l’appunto, pronti. Ma la notizia vera e propria è che anche nonne e mamme, assieme a figli e nipoti, stanno dicendo addio alla cucina cucinata in favore di cibi pronti che si trovano in ogni supermercato, nonché di nuovi robot che in quattro e quattr’otto ti sfornano tante programmate e pre-insaporite specialità seriali. Sembra una tendenza inarrestabile e il risultato, ad oggi, è che il 50% degli italiani (e 87% degli uomini) trascorre più o meno una mezz’ora in cucina per spignattare qualcosa da mettere sotto i denti, appena il tempo, appunto, di riscaldare il precotto. Ci sono poi i dati degli acquisti nei supermercati: le vendite di zuppe pronte, insalate pronte al consumo e vassoietti di sushi sono aumentate nel 2016 del 5,9% rispetto all’anno precedente, mentre dal 2007 del 41,9%! Nei primi sei mesi del 2016 le vendite di tramezzini e spuntini sono cresciute del 27,9%; mentre le zuppe pronte del 45,2%. Ancora un altro dato: negli anni ’80 i pomodori pelati erano il 50% dei consumi tra i prodotti lavorati. Oggi sono soltanto il 10% soppiantati dai sughi pronti. Ora, direbbe il vecchio Berlusconi a proposito dei ristoranti sempre pieni, parrebbe che in Italia non esiste la crisi considerando il fatto che le persone spendono per il sushi una media di 30 euro al chilo e le insalate imbustate a 8,67 euro al chilo. A stare sempre meno nella — un tempo— stanza più calda della casa, ci pensa anche un diabolico aggeggio tirato fuori dalla Barilla e che si chiama, appunto, Cucina Barilla: è una specie di forno a microonde che ha in memoria una serie di preparazioni; a esso si avvicina il pacchetto scelto (si va dalle pennette al ragù, ai fusilli al pesto, dal pane alla focaccia, dalla zuppa di fagioli a quella di verdure, dal risotto alla milanese a quello coi funghi, dalla torta margherita a quella di cioccolato…), l’aggeggio legge il codice che vi è stampato, poi vi si introducono gli elementi contenuti nel pacchetto e l’elettrodomestico “cucinerà al posto tuo”, come recita la presentazione del forno. E quando si è stanchi e non si ha voglia neanche di scartare l’involucro, aprire lo sportello e azionare il timer, insomma quando ci si sente proprio passivi al massimo, allora con lo smartphone si fa l’unico sforzo di ordinare una cena prelevata in uno dei ristoranti dei paraggi e consegnata a domicilio. Nelle grandi città il fenomeno è dilagante e ha determinato la nascita di nuove figure lavorative a bordo di motorini appositamente attrezzati di voluminosi e cubici bagagliai, atti al trasporto delle vivande. Una tendenza destinata a diventare la norma.

minestSarà la fine della nostra gloriosa cultura cucinaria? Certamente no: è solo un aspetto — almeno per ora — limitato a quegli spazi urbani ove vige il ritmo frenetico del poco tempo a disposizione, diviso come è in una serie di doveri incastrati e dispersivi: porta il mattino presto il figlio a scuola, prendi l’autobus per andare in ufficio, se non vai in autobus prendi la macchina, gira sotto l’ufficio per venti minuti per trovare un posto, il parcheggio non lo trovi e allora metti la macchina in seconda fila, scendi ogni po’ per spostarla; breve pausa pranzo; riprendi il lavoro, corri a riprendere il figlio, scappa nel supermercato a comprare qualcosa da mangiare, cucina in fretta qualcosa, mangia, un po’ di relax davanti alla tv, fine giornata.

Per nostra fortuna questi spazi tristi sono circondati dalla cosiddetta provincia e dalla campagna, dove i ritmi di vita sono (speriamolo!) completamente diversi e la stanza della cucina emana ancora un fortissimo calore (e profumi dalle pentole sui fornelli).

Illustrazioni: Pupi Zirri, 2016.