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Non è mai troppo tardi (per andare).

manzi-tardiAlla televisione del passato dobbiamo molto: interessanti inchieste giornalistiche, bellissimi varietà, affascinanti sceneggiati, e soprattutto l’unità linguistica del paese — un’impresa per niente facile e breve, che trovò il suo momento emblematico nella popolarissima trasmissione del maestro Alberto Manzi, Non è mai troppo tardi, dove con metodo di grande efficacia e modernità pedagogica, si insegnava l’Italiano agli italiani, e grazie alla quale, tra il 1960 e il 1968, quasi un milione e mezzo di italiani uscirono dall’analfabetismo conseguendo la licenza elementare. La nostra Rai ha avuto il suo periodo d’oro e un periodo, diciamo così, di latta che ancora resiste e ci fa rimpiangere il tempo che fu. Ora sta ritornando sulle pagine e sulla bocca di tutti per via della riforma e delle nomine della dirigenza che — si dice — dovrebbe sbloccarla e farla diventare nuovamente motore culturale. Certo è che in questi ultimi anni abbiamo assistito ad una gran quantità di garbage — come direbbe qualche giornalista televisivo linguisticamente globalizzato — tanto da farci disaffezionare a quello che un tempo era un cubo, ora trasformato in una lastra di elettrodomestico. Tra i numerosi garbage anche le trasmissioni di cucina che hanno creato una nuova nicchia nello star system: gli chef televisivi. Ma oltre a destare illusioni cucinarie nelle menti di casalinghe immemori della grande cucina casalinga italiana, questi chef televisivi hanno una responsabilità nuova, grande e originale, ossia l’aver finalmente gettato le basi strutturali dell’”italiano maccheronico”; maccheronico in senso letterale. Ascoltate bene uno dei tanti chef televisivi impegnato a dare “suggestioni” invece di più semplici “consigli”: egli non dirà più, “taglio”, ma “vado a tagliare”; non più “impasto”, ma ”vado a impastare”; non più, “insaporire”, ma “vado ad insaporire”. Hanno insomma inventato una nuova forma grammaticale con il verbo andare messo davanti ad un altro verbo, quasi fosse un novello servile, lasciando gli “amici a casa” totalmente “suggestionati” da tanto imperterrito andare. E il brutto è che, purtroppo, nel chiuso delle case, si sente un “vado ad apparecchiare”, “vado a buttare la pasta”, “vado a pulire”….Insomma, se proprio vogliamo che la televisione ridiventi propulsore della cultura, allora il nuovo Amministratore Delegato della RAI, appena sente qualche chef televisivo dire “vado a…” non deve far altro che ristabilire il senso del verbo andare pronunciando un semplice quanto perentorio “vada via!”.

Ma vediamo come leggeremo nel futuro le ricette con il nuovo idioma d’italiano maccheronico nelle nuove e sempre future edizioni. A titolo esplicativo abbiamo scelto tre ricette di tre autori di diversi periodi storici: Artusi, Boni, Carnacina.

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Maccheroni alla bolognese (da P.Artusi)

Le seguenti proporzioni sono approssimative per condire grammi 500 e più di minestra:

carne magra di vitella (meglio se nel filetto), gr. 150. Carnesecca, grammi 50. Burro, grammi 40. Un quarto di una cipolla comune. Una mezza carota. Due costole di sedano bianco lunghe un palmo, oppure l’odore del sedano verde. Un pizzico di farina, ma scarso assai. Un pentolino di brodo. Sale pochissimo o punto, a motivo della carnesecca e del brodo che sono saporiti. Pepe e, a chi piace, l’odore della noce moscata.

Andate a tagliare la carne a piccoli dadi, andate a tritare fine colla lunetta la carnesecca, la cipolla e gli odori; poi andate a mettere al fuoco ogni cosa insieme, compreso il burro, e quando la carne avrà preso colore andate ad aggiungere il pizzico della farina, bagnando col brodo fino a cottura intera. Andate a scolare bene i maccheroni dall’acqua e andate a condirli col parmigiano e con questo intingolo, il quale si può rendere anche più grato o con dei pezzetti di funghi secchi o con qualche fettina di tartufi o con un fegatino cotto fra la carne e tagliato a pezzetti; andate ad unire, infine, quando è fatto l’intingolo, se volete renderli anche più delicati, mezzo bicchiere di panna; in ogni modo è bene che i maccheroni vengano in tavola non asciutti arrabbiati, ma diguazzanti in un poco di sugo.

Costoletta di vitello alla viennese (da A. Boni)

Costoletta di vitello; farina; uovo sbattuto; pane pesto; burro; acciughe; capperi, un cucchiaio; uovo sodo; limone; olive verdi.

Andate a spianare la costoletta, andate ad infarinarla, andate a passarla nell’uovo sbattuto, nel pane pesto e andate a friggerla nel burro, di bel color d’oro. Avrete intanto preparato un po’ di burro d’acciuga (fatto sciogliere in un tegamino trenta grammi di burro e andandovi a schiacciare due acciughe lavate e spinate), una cucchiaiata di capperi e un uovo sodo del quale andrete a tritare separatamente il bianco e il rosso. Quando la costoletta sarà pronta andate ad accomodarla in un piatto, andate ad innaffiarla col burro d’acciuga, andate a metterci sopra una fettina di limone privata della buccia e dei semi e sul limone una ciambellina fatta con un’acciuga salata nella quale andrete a mettere un’oliva verde. Andate a contornare la costoletta con un monticello di capperi, uno di bianco d’uovo e uno di rosso d’uovo tritato.

Spaghetti alla salsa di peperoni (da L. Carnacina)

Ingredienti per quattro persone: quattro etti di spaghetti; un grosso peperone verde; mezzo spicchio d’aglio; tre filetti d’acciuga; tre etti di polpa di pomodoro; mezz’etto di burro; una piccola cipolla; un pizzico di maggiorana; poco vino bianco; olio; sale; pepe.

Andate a far soffriggere la cipolla e l’aglio tritati con il burro e qualche cucchiaio d’olio; andate ad unire il peperone tagliato a listarelle sottili e andate a cuocere  a fuoco piuttosto vivo. Andate ad aggiungere i filetti di acciuga sminuzzati e andate a mescolare bene per farli sciogliere; andate a completare con la polpa di pomodoro passata al setaccio, andate a salate, andate a pepare, andate a spruzzare con il vino bianco e andate a lasciar restringere un poco la salsa. Andate a cuocere intanto la pasta, andate a scolarla e andate a condirla con la salsa che si sarà completata all’ultimo momento con un pizzico di maggiorana.

Illustrazioni: il maestro Alberto Manzi (centroalbertomanzi.it; biografieonline.it)

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Published in disgusto ricette

2 Comments

  1. Enzo Visaggio

    Enzo Visaggio

    Poverini, questi chef televisivi, i quali pur muniti di un’adeguata messa in scena molto ricca di ingredienti, di padellame e fuochi pronti alla bisogna, sanno purtroppo che il loro impegno è puramente di apparenza.
    Quindi sanno che il loro estro culinario non avrà conclusione, né buona né cattiva.
    IL loro è un semplice approccio e quindi il loro “vado a” vale come dire: “mi accingo a”……..ma so di non concludere……..il che è molto triste……

  2. admin

    admin

    Il tuo commento è un’ottima interpretazione del fenomeno

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