Vegetariani più a rischio di malattie.

EnricoAlliata e lattuga romana

Enrico Alliata e Lattuga da cespo (Pupi Zirri, 2014)

Enrico Alliata, celeberrimo produttore di vini, autore del ricettario Cucina vegetariana e naturismo crudo, nonché duca di Salaparuta, sosteneva che “tutte le religioni, alle loro origini, hanno sempre bandito l’alimentazione carnea”, ma siccome non è più possibile “ricondurre l’umanità all’osservanza delle leggi che furono l’origine della vita, (la religione) ha dovuto limitarsi ad espedienti frenatori (penitenze, digiuni, quaresime, quindicine, novene, ecc.) con premi spirituali, che costituiscono, se non più regimi profilattici, delle vere diete riparatrici. In eguale posizione trovasi la scienza medica, che è costretta a limitare la sua opera alle sole cure dei mali già fatti e vediamo sorgere ogni momento stazioni climatiche, sanatorii, stabilimenti dietetici, ecc; tutti con trattamenti più o meno vegetariani a seconda delle possibilità di pronto adattamento”.

Alla comparsa della notizia che stiamo per dare, sicuramente il Duca si starà rivoltando nella tomba, giacché tutte le sue certezze vengono messe in discussione: uno studio dell’Università di Graz in Austria avverte che i vegetariani sono più a rischio di allergie, problemi mentali e tumori. Il gruppo di studiosi ha esaminato i dati dell’Austrian Health Interview Survey, un sondaggio periodico sullo stato generale di salute della popolazione austriaca condotto su 1320 cittadini. Questo studio nota che chi è o diventa seguace del vitto pitagorico soffre maggiormente di depressione, ansia, allergie. Ma non è tutto: sempre i vegetariani soffrono il rischio di andare incontro a infarti o tumori fino a cinquanta volte di più degli onnivori. C’é da preoccuparsi quindi? Non ancora perché i ricercatori hanno sottolineato con forza che la ricerca necessita di approfondimenti. E forse, aggiungiamo noi, andrebbe la ricerca ripetuta a latitudini diverse, magari lì dove il mondo vegetale è più generoso e le tradizioni ad esso legate arrivano a livelli di sontuosità di certo sconosciuti in Austria.

Quanto al Duca, ricordiamo che, per via delle sue teorie teosofiche, era considerato un eccentrico, ma non certamente un depresso. Nacque nel 1879 e visse 67 anni. Molto o poco? Consideriamo che allo stesso anno appartengono Leon Trotsky e Emiliano Zapata, l’uno ucciso a 61 anni e l’altro ucciso a 40 anni; dunque si moriva anche di rivoluzione. Albert Einstein visse un po’ più a lungo, fino ai 76 anni, e non ebbe certo vita facile né, si presume, una condotta alimentare scientificamente controllata. Anche se sappiamo da una sua lettera a Hans Muehsam del 1954, un anno prima della sua morte, che aveva rinunciato alla carne e al pesce, per abbracciare lo stile vegetariano, per anni vagheggiato ma mai praticato. Il più longevo della classe 1879 fu Edward Morgan Forster: il grande scrittore britannico visse 91 anni e cosa mangiasse non lo sappiamo.

Edward Carpenter e Cavolfiori

Edward Carpenter e Cavolfiori (Pupi Zirri, 2014)

Sappiamo però che il suo romanzo postumo Maurice, una pietra miliare della letteratura omosessuale, fu ispirato da una visita a casa di Edward Carpenter, poeta e filosofo socialista, considerato uno dei primi attivisti di un nascente movimento omosessuale, che in quegli anni vittoriani scontava arresti e persecuzioni. Lui sì che era vegetariano, e abitò con il suo compagno, George Merrill, per trent’anni nell’Inghilterra del nord, assecondando un crescente desiderio di vita a contatto con la natura e lontano dalla Londra che aveva incarcerato Oscar Wilde. Ebbene, Edward, nato nel 1844, morì nel 1929, un anno dopo la morte dell’amato George. Fatti due conti, visse 85 anni e felicemente innamorato! Niente male per un outsider.

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