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Cibo nella spazzatura

Supermercato Esselunga di Viale Zara a Milano, fine anni '50.

Il primo supermercato in Italia nacque a Milano nel 1957. Da quella data niente sarà come prima nei modi di fare la spesa: al pari di quelle merci la cui necessità discende dall’essere superflue, il cibo sarà un prodotto di consumo che si compra tanto per comprare, perché sta lì in bella mostra in uno scaffale, rivestito in confezioni sempre più seducenti e abbaglianti, battezzato con nomi altisonanti e furbeschi, con tanto di cartigli che ne certificano una qualche nobiltà industriale se non artigianale. Poi, una volta denudato di tanta apparenza, gran parte del cibo finisce per non interessarci: la sua funzione si è esaurita nella brama dell’acquisto, che come corollario prevede il nostro ingresso in un circolo, falsamente ristretto, di consumatori che non hanno bisogno di consumare, ma di comprare sì. Ed è così che al giorno d’oggi si è aggiunto un altro problema dovuto al consumismo sfrenato: quello dello spreco alimentare. Sembrerebbe che lo spreco sia l’altra faccia dell’addomesticamento gastronomico a cui ci sottopone la retorica alimentare dei negozi del gusto per il gusto. Esistono dei numeri che provocano una profonda disapprovazione, sentimento a cui non rinunceremo in cambio di qualche specchietto colorato, e che in questo blog ispira una rubrica che va, appunto, sotto il titolo di “disgusto”: gli avanzi buttati nella spazzatura valgono 8,7 miliardi di euro, vale a dire mezzo punto del nostro prodotto interno lordo; il 31% degli italiani butta nella spazzatura cibo ammuffito; ogni famiglia getta 213 grammi di cibo a settimana.

Michel Aumont nei panni di Arpagone alla Comédie Française, 1969.

 

Che tristezza! E che mancanza di modernità, di intelligenza, di avvedutezza! Verrebbe voglia di seppellire gli attuali capitalisti del gusto sotto una sentenza fulminante, che un antico (e micragnoso) capitalista come Arpagone voleva incisa a caratteri d’oro ed esposta in sala da pranzo: “non si vive per mangiare, ma si mangia per vivere.” E questo varrà ancor più quando alla ‘panza’ si vogliono dedicare sforzi, energie e tempo.

 

Illustrazioni: (in alto) Supermercato Esselunga di Viale Zara a Milano, fine anni ’50. (in basso) Michel Aumont nei panni di Arpagone alla Comédie Française, 1969.

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Published in disgusto

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